#7 Rubrica Art Expert
L'Art expert racconta #7
Giorgio de Chirico in mostra a Modena. Il genio è ancora presente.
A cura di Giulia Tiraboschi, Art Expert DUAL Italia
“Ci vogliono molti anni a diventare giovani”
Pablo Picasso
Corre l’anno 1968 quando Giorgio de Chirico – ottantenne e con una carriera eccezionale alle spalle – traduce in pratica le parole di Pablo Picasso, dando vita alla stagione più ironica, libera e giocosa della sua produzione. Nasce così la Neometafisica, che vede il Pictor Optimus attingere divertito al suo repertorio degli anni Dieci e Venti con una rinnovata joie de vivre – citando ancora Picasso.
La mostra Giorgio de Chirico. L’ultima Metafisica, ospitata dal Palazzo dei Musei a Modena, fino al 12 aprile a cura di Elena Pontiggia, ricostruisce questa pagina particolarmente curiosa della vicenda dechirichiana.
In mostra ritroviamo Ettore e Andromaca, ritratti per la prima volta nel 1917 in un abbraccio drammatico che lasciava presagire il loro destino e quello di un mondo in guerra, che ora sono rappresentati come due sontuosi principi troiani circondati dalle lance del loro esercito.
Nelle due opere dedicate al soggetto delle Termopoli de Chirico si prende gioco della guerra: completamente cancellati nostalgici riferimenti all’eroismo spartano, la battaglia diventa un risiko di bandierine intervallate dalle iconiche architetture ispirate da Aldo Rossi.

In questa stagione la produzione dell’artista non conosce confini.
La neometafisica arriva a teatro con le scenografie per il Poema dell’estasi di Skrjabin, un balletto interpretato da Rudolf Nureev con le coreografie di Roland Petit, che debutta nel settembre del 1968 al Teatro alla Scala di Milano e poi viene replicato in novembre al Teatro dell’Opéra di Parigi.
Nel 1973 è la volta dell’arte pubblica con l’installazione dei Bagni Misteriosi nei giardini del Parco dell’Arte a Milano in occasione della XV Triennale: piscine metafisiche popolate da giocosi enigmi, in cui a 85 anni de Chirico continua a tenere viva la propria biografia mitologica legata al mondo greco.
La mostra modenese ha dunque il merito di far luce su una produzione non sempre compresa ma comunque ricca di possibilità che Dino Buzzati in occasione della mostra di Palazzo Reale del 1970 già aveva colto e così recensito “Si tratta di invenzioni genuine, inedite. Sorrette sì da una pittura più sommaria che nell’epoca d’oro. Però valide, spiritose, o conturbanti. Il genio è ancora presente.”